DIECI EVENTI SPECIALI PER IL DECIMO COMPLEANNO DELL'ECOMUSEO

Visita al Convento e alla Corte di Susano e pranzo alla Trattoria San Giuseppe

30 settembre 2018

ore 9,30 – 15,00

 

COMUNE DI CASTEL D’ARIO

Convento di Susano - Castel d’Ario, via Roma 90 - oppure ore 9,00 bus navetta da Mantova, Piazza Sordello, lato Palazzo Ducale.

 

Il Convento domenicano di Susano, voluto nel 1614 da Paolo Emilio Gonzaga, è progettato dell’architetto Antonio Maria Viani. La visita sarà accompagnata dalla proiezione delle immagini degli originali arredi trafugati negli anni ’70 del ‘900. Il percorso proseguirà alla Corte di Susano il cui attuale assetto è dovuto agli interventi di metà ‘800 promossi da Francesco V Asburgo d’Este duca di Modena. Al termine della visita è previsto il pranzo presso la Trattoria San Giuseppe.

 

Prenotazione obbligatoria – quota di partecipazione € 25,00

 

Info: Nicola Zoccatelli| M. 348 -5703190| niczocca@gmail.com 

Filippo Mantovani | M. 347 2188918 | mantovani.filippo@virgilio.itE


Ex Chiesa dell’Assunzione della Beata Vergine Maria ed ex Convento Domenicano.

Committente della chiesa e del convento di Susano è Paolo Emilio Gonzaga dei conti di Novellara. Figlio di Cesare Gonzaga e Vittoria Martinengo, Paolo Emilio servì da giovane l’Imperatore Ferdinando I d’Asburgo e raggiunta la maturità partecipò a numerose guerre in tutta Europa. L’ultima battaglia fu quella navale di Lepanto del 1571 dove rimase gravemente ferito. Da allora gli storici ricordano che si ritirò a vita privata dandosi alla contemplazione e distinguendosi come uomo di grande religiosità fino alla sua morte avvenuta il 27 aprile 1619.

La chiesa dedicata a Santa Maria Assunta è completata nel 1614 e sostituisce un precedente oratorio la cui presenza è documentata nel 1610. Il convento adiacente alla chiesa è terminato nel 1616. L’architetto cremonese Antonio Maria Viani progettò l’intero complesso.

Nel testamento vergato il 9 marzo 1616 Paolo Emilio Gonzaga lascia ai Padri Domenicani della provincia Lombarda la chiesa e il convento edificati a Susano oltre agli oggetti mobili contenuti nella cappella della sua casa di Mantova. Ai Padri Domenicani dona inoltre due proprietà, la Colombara e la Ronchesana, nonché alcuni terreni posti sul retro del castello di Castel d’Ario. Suoi desideri sono che i frati residenti nel convento siano dodici (9 sacerdoti e 3 conversi) e che a Susano il suo corpo sia sepolto nella fossa posta sotto la cupola. Paolo Emilio ordina inoltre che dopo la sepoltura il selciato sia rifatto e che non sia posta alcuna lapide a ricordare la sua presenza. Erede dei suoi beni è nominato il fratello Mario e in caso di sua prematura scomparsa il nipote Paolo Emilio Junior.

Alla sua morte, nel 1619, i domenicani non sono ancora entrati in possesso di Susano. Sarà solo con il capitolo provinciale di Bologna del 17 aprile 1622 ratificato a Milano il 15 maggio successivo che i Domenicani accetteranno l’eredità di Susano. Il 1 settembre 1622 i beni di Susano sono consegnati da Paolo Emilio Gonzaga Junior ai Padri Domenicani.

Dopo le guerre e la peste che interessarono Mantova nel 1630 il convento rimase diroccato e privo di ogni suppellettile tanto che nel 1650 vi abitavano due soli religiosi: 1 sacerdote e un converso. Si trattava di Girolamo Bottoglia di Castel Goffredo, lettore e priore e di Felice da Susano converso.

Nel 1652 il decreto di soppressione delle piccole comunità emanato da papa Innocenzo X interessa anche il convento di Susano. Due anni dopo però, nel 1654, il convento è restituito all’Ordine Domenicano.

In seguito alle deliberazioni dell’Imperatore Giuseppe II, il convento cessò ufficialmente di esistere il 3 dicembre 1787 e l’intera proprietà torna al Principe Vescovo di Trento che la mette in vendita. Nello stesso anno la struttura è acquisita da Maria Teresa Francesca Cybo-Malaspina  duchessa sovrana di Massa e principessa di Carrara, discendente dei Gonzaga di Novellara – è figlia infatti di Ricciarda Gonzaga - e già proprietaria della vicina corte. La chiesa continua ad essere officiata dal parroco di Bigarello che ha la possibilità di risiedere in alcuni ambienti del convento posti sul retro dell’edificio nell’angolo verso il canale Molinella.

Nel 1790 la proprietà passa a Maria Beatrice Ricciarda figlia di Maria Teresa e madre di Francesco IV d’Austria-Este della casa ducale di Modena che lo eredita alla morte della madre nel 1829. Dal 1846 sino al 1859 anno di annessione del ducato di Modena al Regno d’Italia il complesso di Susano è proprietà di Francesco V.

Sarà Francesco V a realizzare alcuni interventi di sistemazione del complesso di Susano come risulta dalla scritta incisa sulle travi del tetto del tiburio della cupola datata 1847.

Successivamente fu acquistato insieme alla vicina corte da finanzieri internazionali i Franchetti e i Rothschild e successivamente dalla famiglia Dolci di Verona.

Negli anni ’70 del secolo scorso, a causa di una sciagurata incuria, la chiesa e il convento vanno in rovina. Sono restaurati tra il 1992 e il 1993 dall’attuale proprietario Luigi Bianchi.

La chiesa modellata esternamente da due pareste di ordine dorico e coronata da un tiburio ottagonale, presenta un campanile decorato sui lati con edicole e concluso dal motivo del tempietto a base ottagonale con cupola costolonata. L’interno a doppia pianta centrale, presenta un’aula a base quadrata con volta a crociere a cui si affiancano gli spazzi sempre quadrati, delle cappelle laterali e del presbiterio: questo è coperto da una cupola semisferica poggiante su quattro pennacchi e si dilata lateralmente in due stretti ambiti voltati a botte che permettevano l’accesso alla sagrestia e al coro. L’abside a chiusura rettilinea mediante due bucature contrapposte ai lati si collegava alla base del campanile e al chiostro. Alla base del campanile si trovava una lastra sepolcrale in marmo recante la scritta “Sepulcrum Fratrum Paedicatoruma MDCCLII”.

I preziosi arredi interni della chiesa tra i quali gli altari lignei del Seicento, sette grandi tele di Francesco Borgani, una tela di Pietro Facchetti e tre di Francesco Marcoleoni sono stati trafugati tra il 1970 e il 1985.

La cappella maggiore della chiesa presentava un ciclo mariano. La pala dell’altare maggiore era di Francesco Borgani ed aveva come soggetto l’Assunzione di Maria al cielo. La Madonna a braccia aperte sale al cielo lasciando vuoto il proprio sepolcro su cui campeggia la scritta Assumpta est. Nel gruppo degli apostoli che assiste alla scena si distingue il ritratto del committente Paolo Emilio Gonzaga.

Sopra l’Assunta si trova un dipinto più piccolo del medesimo autore raffigurante l’Immacolata Concezione.

Ai lati della tela principale si trovano La Natività eseguita nel 1612 dal romano Pietro Facchetti e La Circoncisione del Borgani. La scena della Natività è ambientata nella notte e si caratterizza per i particolari effetti di luce che colpiscono i protagonisti del dipinto. Nella Circoncisione sono presenti tutti gli elementi tipici della pittura del Borgani: i volti dei sacerdoti ruvidi e barbarici, le vesti lussuose e i copricapi orientaleggiati.

Nel presbiterio due erano le tele presenti: l’Adorazione dei Magi sopra la porta della sagrestia e l’Annunciazione sulla porta del coro. Autore è sempre il Borgani che sviluppa i suoi temi più tradizionali accostando alle stravaganze del Manierismo elementi di estrema semplicità, in linea con i dettami della Controriforma, come si vede nella castigata figura della Vergine Annunciata.

Nell’aula, sopra la porta d’ingresso, si trova una grande tela del Borgani dedicata al Battesimo di Cristo con al centro la figura del Battista e sullo sfondo un ampio paesaggio.

Nelle due cappelle laterali si trovano: per chi entra a destra il Matrimonio mistico di Santa Caterina del Borgani sopra l’altare e ai lati una tela del veronese Marcoleoni intitolate Fuga in Egitto e una del Borgani con la Disputa di Gesù fra i dottori.

Nella cappella di sinistra sopra l’altare la Deposizione dalla Croce con Santa Maddalena del Borgani e ai lati una Deposizione di Cristo nel sepolcro copia da Tiziano e una Discesa dalla Croce copia da Rubens entrambe di Franecsco Marcoleoni.

Adiacente alla chiesa si trova il chiostro rettangolare con al centro una vera da pozzo seicentesca. Il chiostro, scandito da pilastri a coppie di lesene, presenta al piano terra una serie di ampi locali voltati a ovest, delle celle a sud e ad est, dei granai e depositi a nord. Il piano primo raggiungibile tramite due scale, è distribuito da un corridoio fiancheggiato dalle celle dei frati e verso nord dai più ampi locali della biblioteca. La rimessa dei cavalli, oggi adibita a ristorante, è stata aggiunta nel secolo XVIII.


La Corte gonzaghesca di Susano

La vicina Corte di Susano si caratterizza fin dal primo Trecento come corte autonoma, proprietà di Feltrino Gonzaga, terzogenito del primo capitano di Mantova Luigi Gonzaga. Da Feltrino discenderà direttamente il ramo dei Gonzaga di Novellara, città in cui si ritira Guido, il figlio secondogenito di Feltrino. La corte sarà dunque ereditata da Guglielmo figlio di secondo letto di Feltrino che nel 1497 otterrà che Susano faccia parte del vicariato di Bigarello anziché di quello di Castel d'Ario. A Guglielmo succederanno Giulio e Giovanni Ludovico nonno di Paolo Emilio, colui che commissiona la chiesa e il convento di Susano. La corte passa dunque a Cesare Gonzaga a cui si deve con ogni probabilità la costruzione dell'attuale palazzo dominicale, realizzato nella seconda metà del Cinquecento su progetto dell'architetto cremonese Giuseppe Dattaro. Una preziosa testimonianza letteraria relativa alla Corte di Susano si deve all'umanista Elio Giulio Crotti che nel 1564 scrive un breve componimento epico dal titolo Susanum dove si celebra la bellezza della villa del suo amico Cesare Gonzaga.

A Cesare succede il figlio Paolo Emilio Gonzaga che sposa Ersilia Gonzaga.

Nel suo testamento del 1619 Paolo Emilio descrive la corte in modo accurato. La villa dove risiede il Gonzaga è affiancata da diversi fabbricati rurali tra cui una torre colombaia e la residenza del gastaldo. La villa presenta sei stanze al piano terreno di cui una destinata a cucina. Altrettante si trovano al piano primo raggiungibili mediante una scala. Nel testamento è menzionata anche la presenza di un grande giardino che si trova oltre Molinella, raggiungibile direttamente dal palazzo tramite un ponte posto in asse con il salone centrale della residenza. Il giardino ricco di vasi in cotto con piante di agrumi è riferito alla moglie, la nobildonna Ersilia Gonzaga. Della villa descritta nel testamento di Paolo Emilio Gonzaga rimangono oltre all'impianto distributivo interno, due camini giulieschi al piano terra, alcuni frammenti di decorazione pittorica, l'ingresso alla scala che porta al piano primo e una chiostrina a lato del palazzo. 

Il ramo maschile dei Gonzaga di Novellara si estinguerà nel 1728 ma la corte continuerà ad essere proprietà privata della famiglia grazie alla linea femminile. Maria Beatrice Ricciarda Cybo-Malaspina d'Este, duchessa di Massa e principessa di Carrara, ultima discendente dei conti di Novellara eredita la tenuta alla morte della madre nel 1790. Nel 1814, alla sua morte la proprietà passa al figlio Francesco IV d'Asburgo d'Este duca di Modena e Reggio che a sua volta la lascerà in eredità al figlio Francesco V.

Francesco V si farà promotore negli anni '60 dell'Ottocento di una radicale trasformazione della tenuta che verrà così ad assumere l'attuale assetto. Si devono infatti a lui la costruzione del granaio, della barchessa e della stalla che si trovano ai lati del palazzo dominicale. Questo sarà a sua volta oggetto di un'importante restauro con la sistemazione della facciata, del tetto e degli spazi interni che saranno anche in parte ridecorati. Una banderuola con le iniziali FV (Francesco V) posta sulla sommità della casa padronale e una targa marmorea con la data 1866 posta sulla facciata della nuova stalla ricordano questi importanti interventi.

La corte è dunque venduta al banchiere Franchetti e alla fine dell'Ottocento passa ad Ulisse de Marchi sindaco di Castel d'Ario dal 1888 al 1900. Nel Novecento è proprietà dei Dolci di Verona e quindi della famiglia Vecchiolini.

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